BIENNALE

Venezia

ELISABETH  TAYLOR

“L’arte di fare cinema”

Un grande maestro russo come Stanislavskij sosteneva che  "Amare di più l'Arte in sé stessi che non sé stessi nell'arte” conferisse ad attori, scrittori, registi e artisti,  qualità professionali particolari che ne privilegiassero i processi creativi e innovativi, con lo scopo  di “Parlare di Sé” e “Fare Arte di Sé”, in una forma non più personalistica, ma universale.

Questa premessa è d’obbligo dal momento che anche la grandissima Elisabeth Taylor entra totalmente nell'organicità dei processi psico-fisici-emozionali che insegna Stanislavskij,  diventando una creazione del vecchio sistema hollywoodiano degli studios.

Dai primi anni della sua carriera infatti la Taylor denota un particolare talento che le consente di trasfigurare la sua vita, nell'arte del "qui ed ora", che sarebbe per l’appunto l'arte della scena, proprio come quando un artista crea,  riversando nell’opera  tutti i suoi stati d’animo  personali ed emotivi.

La medesima analogia si evidenzia anche nell’ispirazione, quando cioè l’attore e l’artista traggono linfa vitale dal proprio percorso di vita, dalle proprie inquietudini o tragedie e naturalmente dagli stimoli dovuti ai passaggi professionali.

Spesso in entrambi i casi, si elabora  il dolore, trasformando il proprio modo di recitare o di fare arte, attraverso nuovi modi di interpretare i ruoli proposti, oppure elaborando nuove concezioni artistiche.

La Taylor a tal proposito attingeva forza e passione dalle sue sofferenze, riversandole nella recitazione, sottolineando un grande senso pratico, nonché un forte istinto di sopravvivenza che la rendeva unica nel suo genere, oltre a possedere un magnetismo animale e una spontaneità naturale che hanno fatto di lei ”la femme fatale del secolo”.

Descrizione immagine
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“Elizabeth Taylor at work”

La spina dorsale della mia opera è rappresentata da una  radice filosofica e concettuale solida e tangibile in cui predomina la pellicola come forma di creatività e invenzione, che conferisce stabilità ad  un cinema già possente di suo, grazie alle numerose forme d’arte che contiene in sè e al grande fenomeno culturale che ha rappresentato dal XIX secolo ai nostri giorni.

Fenomeno che si arricchisce ulteriormente negli anni, anche grazie a star come Elisabeth Taylor, che nell’opera, si fonde  in perfetta sinergia con la radice del cinema stesso, restituendogli la certezza di esistere in uno scambio equo di possibilità, in cui uno trae beneficio e ispirazione dall’altro,  incrementando  processi  creativi, originali e innovativi.

Questo è il principio che vede nell’opera l’interazione tra la radice del cinema e l’attrice, come fosse legata da un cordone ombelicale virtuale che vede  immortalati i momenti e i frames più significativi dei suoi film e della sua carriera.

Nel turbinio di immagini e video-proiezioni,  che quasi si muovono all’unisono, predomina la bellezza e il talento di un’ attrice, il cui carisma rimarrà immortalato come il suo Mito,  per sempre…